s  a  f  f  o

S P E R I M E N T A  Z I O N I  A R T I S TI C H E  

F I L O S O F I C H E   F U O R I  O R B I T A

 

 

DRAMMA IN PIÙ ATTI FILOSOFICI

 

"I capolavori non nascono soli, isolati, 

sono il risultato di molti anni di pensiero comune"

 

VIRGINIA WOOLF

 

qUAL è L'ORIGINE DELL'OPERA D'ARTE?

novembre 2016 - aprile 2017

Un sabato al mese, dalle 15.00 alle 18.00

SONO APERTE LE ISCRIZIONI FINO A ESAURIMENTO POSTI 


La filosofia, dal tempo della sua origine, s’incarna nel dialogo vivo dell’oralità, accendendo un desiderio di sapere che s’inscrive nell’anima degli uomini, passando da cuore a cuore. Confrontarsi con l’origine provoca una nostalgia del ritorno. 

Si torna sempre dove il cuore duole.

A casa.

Come dice Novalis “a rigore la filosofia è nostalgia, il desiderio di trovarsi dappertutto come a casa propria”.

Tornare a casa non è solo ripetizione, ma anche sempre differenza, messa in moto, che segna, ad ogni passo, un nuovo inizio.

Si torna ancora. Si torna sempre.  Ancora è la parola dell’amore. Desideriamo e torniamo alle persone, alle parole, alle cose che amiamo. Sempre le stesse, sempre diverse.

Per questo vorremmo porci, ancora, alcune domande. 

La prima sarà: "Cos'è l'opera d'arte?

L'amore, la filosofia, l'opera d'arte, originano da un'insufficienza essenziale, da un vuoto costitutivo del soggetto, e si realizzano nel desiderio di colmare. Questo desiderio di riunficazione, dice Platone, prende il nome di amore. Il processo erotico nutrito dalla nostalgia è sempre anche compositivo, generativo, riproduttivo.

Simbolo, che viene dal verbo sym­ballein (prendere insieme), indica proprio l'unità che reca il segno di un'antica divisione. Questo "tenere insieme" due metà è ciò che accade in tutti i processi di simbolizzazione di cui abbiamo

testimonianza attraverso le opere d'arte. E se l'opera d'arte realizza, ogni volta, questa operazione simbolica di riunificazione, la filosofia, da sempre, la racconta.

Da qui l'urgenza di riunire in un dialogo queste discipline, evidenziandone il legame essenziale. Perchè l'aspetto estetico dell'esperienza ha bisogno del significato, e il pensiero richiede una forma sensibile. Non in quanto cose separate, ma piuttosto come forme di uno stesso fenomeno.

Se il desiderio filosofico nasce dalla mancanza e l'arte e interpreta questa necessità il tentativo è quello illuminare una via, o uno stile, con cui guardare e stare nei fenomeni, per fare dell'incontro tra questi due aspetti complementari dell'esperienza una sintesi possibile.

                                                                                                                                                                                                         Irina Casali

 

 

R E L A T O R I

 

ANTONIO ATTISANI   FLORINDA CAMBRIA  ELIO FRANZINI

CARLO SERRA   CARLO SINI   PAOLO SPINICCI

                                 

 

 

C A L E N D A R I O    e    p ro g r a m m a 

 

26 Novembre 2016   FLORINDA CAMBRIA

LE ARTI DINAMICHE: ALL'ORIGINE DELL'AZIONE CONOSCITIVA

Per "arti dinamiche" intendo l'insieme delle azioni rappresentative che producono, come "opera", corpi viventi in movimento regolato. Sono perciò arti dinamiche, in primo luogo, la musica, la poesia, il canto e la danza: discipline artistiche che siamo soliti considerare come distinte, ma che scaturiscono, nelle loro gestualità fondamentali, da una comune radice rituale e teatrale. Tale radice - questa la proposta teoretica del mio intervento - ha natura eminentemente conoscitiva e articola, ogni volta di nuovo, prospettive di senso e orizzonti antropocosmici per la vita individuale e collettiva.

 

FLORINDA CAMBRIA 
Dottore di ricerca in Filosofia. Collabora con le cattedre di Filosofia teoretica e di Propedeutica filosofica presso l’Università degli Studi di Milano. 
È autrice di numerosi saggi apparsi su riviste specialistiche e di due monografie dedicate al pensiero e all’opera di Antonin Artaud:

Corpi all’opera. Teatro e scrittura in Antonin Artaud (Jaca Book, Milano 2001) e

Far danzare l’anatomia. Itinerari del corpo simbolico in Antonin Artaud (ETS, Pisa 2007).

 

 

 

17 dicembre 2016   carlo serra  

Reale e teatro in Rapsodia di Alain Badiou

Pochi filosofi hanno costruito, nel novecento, una filosofia del teatro:esistono molte teorie, da Szondi a Brecht, da Artaud a Grotowski, ma la via verso una riflessione sul valore filosofico del teatro, sistematica ed incentrata sull'oggetto,  è stata, in generale, disattesa. Alain Badiou ha dedicato alla declinazione del rapporto evento - teatro - politica una riflessione ventennale, che ripropone, naturalmente da una prospettiva dichiaratamente unilaterale, una notevole interpretazione del concetto di messa in scena ,e un forte rafforzamento della dimensione etica della costituzione di senso della pratica della messa in scena teatrale. Lo scopo del mio intervento è una discussione sulla portata concettuale di questa operazione, a partire da una rilettura della silloge dei suoi, appena pubblicata in italiano.

 

CARLO SERRA
Ricercatore presso l'Università della Calabria, dove insegna Estetica e Filosofia della Musica, è laureato in filosofia su relazione di Giovanni Piana con una tesi su La concezione dello spazio musicale nel pensiero di Jacques Chailley. 
Dall'anno 2001 all'anno 2008 è stato Coordinatore del Seminario Permanente di Filosofia della Musica. 
Sempre sino al 2008 ha avuto il ruolo di direttore della Collana "Il Dodecaedro", con Giovanni Piana, Paolo Spinicci ed Elio Franzini.

21 Gennaio 2017    paolo spinicci

C’è un’origine della pittura?

 

Vi sono molte storie che narrano dell’origine della pittura. Per Plinio il disegno nasce dal desiderio di fissare i contorni di una persona amata e lontana; per il neoplatonismo, l’immagine è sospesa tra la concretezza delle cose e la purezze delle idee e ha un’origine metafisica; infine, per Alberti il primo pittore è Narciso e l’immagine è il frutto del desiderio di contemplare la bellezza da vicino. I racconti sono molti e ciascuno pretende di fissare la natura e la funzione della pittura, ma proprio per questo è importante sottolineare che non vi è una funzione ed un unico significato della pittura. Il mito racconta un’origine, ma le forme e le funzioni della arti figurative sono molte e diverse. Eppure, un’origine del disegno vi è, ed è nella scoperta infantile che il libero gioco della matita sul foglio produce prima o poi una forma riconoscibile e dà luogo a una raffigurazione.

 

​PAOLO SPINICCI

Professore straordinario di Filosofia teoretica all'Università degli studi di Milano. Le sue ricerche si inquadrano in una prospettiva fenomenologica, che tende a riconnettere l'interesse per una filosofia dell'esperienza alla tematica wittgensteiniana dei giochi linguistici. Al centro delle sue indagini vi è il rapporto tra le forme dell'esperienza e le diverse modalità della sua trascrizione linguistica. In questi ultimi anni si è particolar modo soffermato sul rapporto tra la percezione visiva e le tecniche dei linguaggi figurativi e sulla natura del concetto di immaginazione. Dirige insieme a Giovanni Piana, Elio Franzini e Carlo Serra il sito Spazio filosofico.

 

18 Febbraio 2017    ANTONIO ATTISANI

Recitazione e biopoieticA

Una proposta. Mettiamoci d’accordo su cosa significhi recitare e non recitare (e dunque fare cosa?), se esistano e quali siano le distinzioni tra le scene del quotidiano e quelle della rappresentazione riconosciuta come tale, sulla differenza tra parlare e cantare, tra azione automatica e azione biopoietica, tra rivolgersi agli altri e rivolgersi a se stessi. Ma facciamolo passando al vaglio le nostre esperienze personali e alcuni buoni esempi di “recitazione” nella vita e sulla scena, facciamolo, se vi va, non parlando di parole. E non per fissare una eterna verità, ma soltanto per cercare di comprendere il nostro qui e ora, e se esista un modo utile per condividere le reciproche esperienze. Il nostro incontro può essere utile soltanto a chi vuol essere attore, soltanto a chi non si consuma nella fantasia di comode risposte definitive e cerca invece di imparare a domandarsi di cosa ha davvero bisogno e cosa vuole per stare in piedi nel mondo.

 

ATTISANI

Professore Strordinario di Storia del teatro presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino. Il teatro del Tibet, Roma, Stampa Alternativa, 1993;
Fiabe teatrali del Tibet, Corazzano, Titivillus, 1996; Teatro come
differenza, Milano, Feltrinelli, 1978 e Ravenna, Essegi, 1988; Oltre lascena occidente, Venezia, Cafoscarina, 1995 e 1999; A ce lha mo: studio sulle forme della teatralità tibetana, Firenze, Olschki, 2001; Un teatro apocrifo: il potenziale dell’arte teatrale nel Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, Milano, Medusa, 2006; Smisurato cantabile: note
sul lavoro del teatro dopo Jerzy Grotowski, Bari, Edizioni di Pagina, 2009;Actoris Studium – Album # 1 – Processo e composizione nella recitazione da Stanislavskij a Grotowski e oltre, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2009.
Ha pubblicato con Mario Biagini Opere e sentieri, una raccolta di scrittidi Grotowski (3 voll.), Roma, Bulzoni, 2007-2008


 

11 Marzo 2017       Elio franzini

Sentimento e (com)passione:origine della bellezza e dell'opera d'arte

Nel momento in cui, come scriveva Mallarmé, “le costellazioni cominciano a brillare”, l’artista si disegna un orizzonte: “come vorrei che in mezzo all’oscurità, che corre sul cieco gregge, così punti di chiarezza (qualche pensiero, poco fa) si fissassero, malgrado quegli occhi sigillati che non li distinguono - per il fatto, per l’esattezza, perché sia detto”. L’artista è colui che coglie il senso artistico del sentimento: e lo coglie là dove, nella naturale  e banale vita estetica, esso è, al tempo stesso, sempre presente e sempre sfuggente, cifra stilistica dell’esistenza ma sempre travolto dall’ordinarietà della vita, e dal suo necessario, e vitale, essere banale. Non si annulla così, al contrario, il mistero nell’arte e dell’arte ma non si riduce a tale misteriosa enigmaticità la sua essenza: si cerca piuttosto una dimensione veritativa nel sentimento sfuggendo a quella ripetitività che può fare dell’artista, come scriveva Baudelaire, la “scimmia del sentimento”.

Questo modo d’essere artisti sembra radicato nella definizione che Baudelaire, nel 1846, ha offerto della bellezza, che ha in sé qualcosa di eterno e qualcosa di transitorio: “la bellezza assoluta ed eterna non esiste, o meglio non è che un’astrazione distillata dall’intera superficie delle diverse bellezze. L’elemento specifico di ogni bellezza viene dalle passioni, e come noi abbiamo le nostre passioni, così abbiamo la nostra bellezza”. La ricerca di questo “elemento specifico” è il compito interpretativo dell’artista, dell’artista come colui che scava nell’estetico, nella vita estetica, per afferrare non i sentimenti scimmieschi bensì gli stati affettivi che plasmano una forma in grado di originare altri sentimenti ancora - una forma espressiva che si offre all’interpretazione perché la sua presenza è “motivo” e cifra di passione, nucleo di valore in quanto fonte, nella sua enigmaticità, di qualità e qualificazione estetica.

ELIO FRANZINI
Professore ordinario di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. 
Nell’a.a. 2008-9 è titolare dell’insegnamento di Teorie della rappresentazione e dell’immagine.
Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena, della Fondazione Collegio di Milano, del Centro Internazionale Studi di Estetica, della Fondazione "Corrente", del Consiglio direttivo della "Fondazione Luzzatto". 
È socio corrispondente dell'Istituo Lombardo di Scienze, Lettere, Arti.
Dirige la collana "Discorso, Figura" per le edizioni Mimesis ed è co-direttore de "Il dodecaedro", collana online di testi filosofici. 
È membro dei comitati scientifici delle riviste Adultità, Le parole della filosofia, Materiali di Estetica, Ikon. Forme e processi del comunicare, Rivista di Estetica, Leitmotiv, Chiasmi International.
Dal 27 marzo 2015 è presidente della Società Italiana d'Estet

 

 

8 Aprile 2017          carlo sini

L'artificio originario. L'arte tra evocazione e produzione

                                             

 

 

 

                 

 

 

L'intervento pone a tema le arti dinamiche (la mousiké greca: danza, poesia e canto) come luogo emblematico della formazione dell'umano e occasione per una riflessione genealogica sui due tratti caratteristici della tecnica (téchne) costitutiva: il tratto dell'evocazione ritmica della comunità costitutiva e il tratto della produzione lavorativa che alimenta la civiltà.

CARLO SINI

Dopo aver conseguito la libera docenza in Filosofia teoretica, ha insegnato Filosofia della storia e Storia della filosofia presso l'Università degli Studi dell'Aquila. 
Nel 1976 è stato chiamato a ricoprire la cattedra di Filosofia teoretica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano, dove ha anche svolto per un triennio la funzione di Preside di Facoltà. Membro per molti anni del Collegium Phaenomenologicum di Perugia, del Direttivo Nazionale della Società Filosofica Italiana e dell'Institut International de Philosophie di Parigi, è socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'Istituto lombardo di scienze e lettere e dell'Archivio Husserl di Lovanio. 
Insignito nel 1985 per una sua opera del Premio della Presidenza del Consiglio dello Stato italiano, ha ricevuto nel 2002 la Croce d'onore di I Classe per la Scienza e l'Arte dallo Stato austriaco.
Ha tenuto corsi, seminari e conferenze negli Stati Uniti, in Canada, Argentina, Spagna, Svizzera e altri paesi europei. 
Ha collaborato per oltre un decennio alle pagine culturali del Corriere della Sera e collabora tuttora con la Rai, con la Radiotelevisione svizzera, con vari settimanali e testate giornalistiche. 
Dirige per AlboVersorio la collana "Pragmata" ed è membro del comitato scientifico del festival La Festa della Filosofia. Il 7 dicembre 2014 viene premiato dal Comune di Milano con l'Ambrogino d'oro.

 

 






 

iscrizioni fino a esaurimento posti.

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costo per l'intero ciclo: 70 euro più tessera AICS (10 euro) 

F  A  B   B  R   I   C   A  E  S   P  E  R  I   E   N  Z  A

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Centro Internazionale di Ricerca, Formazione e Creazione Artistica  

Accademia Professionale per Registi  e Attori  di Teatro e Cinema

Corsi  e Scuola di Teatro e Recitazione Teatrale e Cinematografica, 

Scrittura Narrativa, Scrittura Poetica, Sceneggiatura, Drammaturgia,

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